
A partire dagli anni 90 del secolo scorso, nel mondo anglosassone e particolarmente negli USA, si sono progressivamente sviluppati due movimenti culturali sulla linea di confine fra scienze umane e scienze biomediche: Medical humanities e Narrative- based medicine.
Le scienze umanistiche applicate alla medicina (medical humanities) si sono sviluppate in ambito accademico, a partire dall’Università di Harvard, quale campo interdisciplinare che postula e sperimenta l’applicazione delle scienze umane, delle scienze sociali e delle arti alla formazione del personale sanitario ed alla pratica medica.
Il contributo delle scienze umane, delle scienze sociali e delle arti alle attività sanitarie è considerato funzionale a favorire la personalizzazione delle cure: esigenza prioritaria nella medicina contemporanea.
Il movimento per la medicina narrativa (narrative-based medicine) può essere considerato l’applicazione operativa al rapporto fra il medico ed il paziente di alcuni dei principi delle medical humanities.
Gli scopi prioritari della medicina narrativa sono: dare nuovamente spazio alla soggettività del paziente, alla sua parola, che è stata progressivamente sostituita dalle indagini di laboratorio; restituire spazio alla parola del medico, in gran parte ormai sostituita dagli automatismi dei referti.
Ristabilire l’equilibrio naturale alterato dalla malattia richiede non soltanto competenze tecniche, ma anche relazionali: la medicina narrativa interpreta le relazioni fra esseri umani quali scambi di narrazioni e ritiene, pertanto, essenziale per un efficace rapporto di cura che il medico sia in grado di interpretare le narrazioni del paziente. Il paziente per la medicina narrativa è un testo, che può, anzi deve, essere interpretato.
L’elemento caratterizzante la medicina narrativa è la piena assunzione del punto di vista del paziente nella relazione di cura. La sfida che la caratterizza consiste nel trasformare un rapporto tipicamente squilibrato e asimmetrico, qual è quello fra il medico (che possiede tutte le conoscenze tecniche, tutta l’autorevolezza che ne deriva e possiede anche la soluzione ai bisogni del paziente) ed il paziente (della cui condizione di subordinazione è espressione persino il nome) in una relazione paritaria e collaborativa: l’equilibrio naturale alterato dalla malattia può essere realmente ristabilito soltanto se le competenze tecniche del medico e la conoscenza di sé e dei propri problemi che sono posseduti solo dal paziente sono messi insieme, integrati, co-narrati.
Da alcuni anni anche in Italia si va diffondendo in alcuni ambienti sanitari l’interesse per la medicina narrativa. Non sono tuttavia ancora documentate concrete esperienze operative nelle strutture sanitarie italiane. D’altro canto, la medicina narrativa, ed ancor più le medical humanities non sono un insieme di tecniche, bensì rappresentano un sostanziale cambiamento del paradigma culturale. I cambiamenti necessari per superare la crisi evidente della medicina riduzionista, totalmente egemonizzata dalla tecnologia, potranno realizzarsi se e quando il nuovo orientamento culturale sarà sistematicamente introdotto nei percorsi formativi del nuovo personale sanitario.
La caratterizzazione epistemologica della medicina moderna risiede nella necessità che i dati statistici risultanti dalle prove scientifiche siano adattati a ciascun caso che, a motivo della variabilità biologica e della complessità propria dell’essere umano, è specifico, tendenzialmente unico. I dati statistici, i risultati delle prove scientifiche vanno quindi individualizzati, personalizzati. Il processo di personalizzazione, essenziale per un corretto ed efficace iter diagnostico-terapeutico, si deve realizzare attraverso la conoscenza del singolo paziente e della sua storia: la narrazione è quell’universale umano che consente la trasmissione di messaggi, la condivisione delle esperienze, la ricostruzione della storia del paziente, che è appunto definita storia clinica.
Il rapporto fra il medico e il paziente è una relazione di tipo narrativo: non soltanto perché la storia clinica del paziente è dotata di trama, intreccio, colpi di scena, protagonisti e comprimari, ma anche perché la formulazione e la comprensione di ciascuna storia clinica richiede che il medico assuma il ruolo di co-narratore.
Un esempio di intersezione fra l’ambito umanistico e l’ambito biomedico è l’interrogativo di Virginia Woolf, la quale si domandava perché ci siano così pochi capolavori letterari dedicati al tema della malattia. Da questo interrogativo possono sorgere riflessioni sul significato della malattia nella storia e nell’esperienza degli uomini, sulla sua rilevanza culturale ed esistenziale.