Neri Pozza Editore, 2015
Recensione
Il libro racconta un’immaginata relazione clinica ed umana fra Friedrich Nietzsche e Joseph Breuer, sebbene, com’è precisato nella nota dell’Autore, i due personaggi non si siano mai incontrati nella realtà storica.
Joseph Breuer era un medico austriaco nella seconda metà dell’Ottocento, noto per i suoi studi sull’equilibrio e per aver curato, tra gli altri, una paziente (conosciuta con lo pseudonimo Anna O) la cui storia clinica ebbe rilevante importanza nelle origini della psicoanalisi. Freud, allievo e amico di Breuer, è tra i personaggi del libro, come anche Lou Salomé.
L’autore, che insegna psichiatria alla Stanford University, immagina l’incontro fra Nietzsche e Breuer come un confronto fra la medicina e la filosofia. Breuer e Nietzsche adottano il metodo di “spazzare il camino”, ovvero “sgravarsi dal proprio peso, rivelare i propri peggiori segreti, avere l’attenzione totale di una persona che perlopiù capiva, accettava e sembrava persino perdonarlo” (pag. 293).
Tale metodo della “cura basata sul parlare” è già stato sperimentato da Breuer con la sua paziente Anna, poiché egli è convinto che i sintomi corporei spesso abbiano la loro radice nell’anima. “Quando affronto un caso medico, riesco sempre a trovare qualche opportunità per scivolare nell’ambito psicologico” (pag. 73).
La relazione fra Breuer e Nietzsche, quindi, nasce come rapporto tra un medico ed un paziente: Nietzsche è tormentato da numerosi sintomi, tra cui una devastante emicrania e accetta, pur con resistenza e scetticismo, le cure di Breuer. Progressivamente il rapporto si capovolge: Nietzsche diventa il terapeuta della crisi esistenziale di Breuer. Infine, la loro relazione diventa una profonda amicizia.
Emerge dal racconto la straordinaria ricchezza della relazione terapeutica ed anche la sua potenziale ambiguità: Breuer si trasforma progressivamente da terapeuta a paziente per la potente personalità di Nietzsche, oppure perché in ogni uomo è nascosto il desiderio di essere curato? Emerge anche la componente non verbale, non manifesta che caratterizza il rapporto di cura: “Forse, in un modo non intenzionale, non verbale gli comunico delle cose. Chissà? Forse con la voce, con il tono, con i gesti. È una cosa molto misteriosa.” (pag. 315)
Sono anche presenti alcuni temi rilevanti della relazione medico paziente: chi decide la cura, il ruolo oggettivo del terapeuta (“Osservare un rapporto non è facile, se io stesso ne faccio parte”, pag. 337), il diritto di conoscere tutto ciò che riguarda le proprie condizioni di salute. Nel continuo scambio dialettico, Nietzsche afferma il diritto dei pazienti ad ottenere tutte le informazioni, mentre Breuer sostiene che sia necessario rispettare il desiderio di alcuni pazienti che preferiscono non sapere.
“- È mio dovere imporre ad altri una verità che non desiderano sapere?
– Chi può stabilire che cosa una persona desideri non sapere? chiese Nietzsche.
– Questo, replicò con fermezza Breuer, è esattamente ciò che può essere definito l’arte della medicina” ( pag. 102).
Infine, la cura ha termine. Breuer e Nietzsche sono entrambi cambiati, sono arricchiti da una nuova consapevolezza, grazie alla potenza della “cura basata sul parlare”.
(TL)