Un po’ di storia…

Il movimento della medicina narrativa si è sviluppato da due robuste radici: una corrente di studio ed elaborazione teorica nota come “medical humanities” e l’esigenza di orientare le cure verso una “assistenza centrata sul paziente”.

Le “medical humanities” si sono sviluppate nel corso degli anni Sessanta nelle università americane. Nel 1968 nacque la Society for health and human values,  con l’intento di reagire all’esasperato tecnicismo della medicina e riscoprire nelle cure sanitarie la dimensione antropologica e spirituale.

Il termine “medical humanities” comprende un campo interdisciplinare di discipline umanistiche (letteratura, filosofia, etica, storia e religione),  scienze sociali (antropologia, studi culturali, psicologia, sociologia), arti  (letteratura, teatro, cinema, arti visive e multimediali) applicate alla formazione ed alla pratica degli operatori sanitari.

Molte università americane hanno istituto corsi o dipartimenti di medical humanities. Corsi di medical humanities sono stati istituiti in diverse università europee ed in particolare nel Regno Unito. Attualmente almeno due riviste internazionali sono dedicati alle medical humanities: “Medical humanities”, pubblicata da BMJ Group, e “Journal of medical humanities”, pubblicata da Springer.

A partire dagli anni Ottanta, si diffuse un orientamento definito “medicina centrata sul paziente” (patient-centered medicine) che riconosce nella relazione di cura l’importanza dell’esperienza soggettiva del paziente e tende a superare il ruolo prevalentemente passivo del paziente che caratterizza le attuali modalità di cura. Anche per questi aspetti fu particolarmente importante la pubblicazione nel 2001 di un rapporto dell’Institute of medicine che aveva per titolo “Crossing the quality chasm”.

Negli anni Novanta la valorizzazione della dimensione antropologica ed  umanistica della medicina, propria delle medical humanities, e l’enfatizzazione della soggettività del paziente, propria della medicina centrata sul paziente, confluirono nel dare vita ad un vero e proprio movimento culturale ed operativo che assunse la denominazione di “medicina narrativa”  (narrative medicine, o narrative-based medicine).

L’Harvard medical school è considerata la culla della medicina narrativa. Il termine “narrative-based medicine” si diffuse in seguito ad una serie di articoli pubblicati su British Medical Journal. Una delle tappe fondamentali di quella nascita è considerata la pubblicazione nel  1995 su Annals of internal  medicine di un articolo di Rita Charon, che attualmente dirige la divisione di medicina narrativa della Columbia University: “Literature and medicine: contribution to clinical practice “.

I principali testi di riferimento per la medicina narrativa sono:

Trisha Greenhalgh e Brian Hurwitz: “Narrative Based Medicine. Dialogue and discourse in clinical practice “ (London, BMJ Books, 1998);

Rita Charon: “Narrative medicine: honoring  the  stories of illness”, 2006 (già qui citato nell’edizione italiana).

Lascia un commento