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Giorgio Bert è un medico particolarmente esperto in counseling sistemico. Il suo libro è un’utile introduzione alla medicina narrativa, ed una riflessione sul rapporto medico-paziente, che lo stesso Bert definisce in termini di relazione, ovvero “un incontro fra persone in una situazione di coinvolgimento reciproco”.
Lo scopo del libro – che coincide con la finalità della medicina narrativa – è espresso dalle parole di Bert: “Poiché la relazione consiste, almeno tra esseri umani, in uno scambio di narrazioni, è opportuno che il medico apprenda a leggere le narrazioni dell’altro e a scoprire il mondo di significati, di simboli, di convinzioni, di miti che fanno del paziente (come di ogni persona) un’entità unica e irripetibile”.
Bert aiuta il lettore a conoscere la medicina narrativa insistendo soprattutto sulla considerazione che questa non è una specifica disciplina, ma un atteggiamento mentale del medico e quindi non consiste nell’uso occasionale di alcune tecniche, ma è un atteggiamento complessivo che deve costantemente guidare il percorso di cura.
La medicina narrativa si configura come il necessario tentativo di superare quella “sorta di polifonia tra tecnici specializzati diversi, ognuno dei quali era in grado di maneggiare alla perfezione alcuni complicatissimi strumenti comprensibili solo a lui“ e di reagire alla “ubriacatura tecnologica“ che sta ormai dominando la medicina contemporanea.
Il libro di Bert illustra in modo chiaro e ben documentato i due fondamenti della medicina narrativa: la comunicazione e la costruzione ed interpretazione delle storie.
La comunicazione fra il paziente ed il medico risulterà efficace se fondata sulla consapevolezza che “il mondo del malato è completamente diverso da quello del medico ed è a quest’ultimo completamente sconosciuto. Quando il medico dà un nome alla malattia, ha in mente con chiarezza il quadro clinico corrispondente, gli interventi necessari, la terapia, la prognosi. Il paziente invece colloca queste diagnosi nella sua storia personale e nella sua cultura: ne risulta che il diabete o l’ipertensione di cui parla il medico sono assolutamente diversi dal diabete o dall’ipertensione del malato; il fatto che portino lo stesso nome diventa addirittura un fattore confusivo“.
È necessario costruire un ponte fra i due mondi perché la relazione sia efficace ed equilibrata. Nella costruzione di questo ponte, “il medico porta le proprie competenze scientifiche e tecniche, il paziente porta le proprie competenze su di sé, sulla sua storia, sulla sua cultura, sulla sua esperienza della malattia“.
La comunicazione fra umani avviene soprattutto sotto forma di narrazione. Anche il colloquio tra medico e paziente ha i caratteri di una narrazione, che tuttavia è molto spesso condizionata e compressa dal linguaggio della medicina: “poiché la narrazione va trasformata in anamnesi, cioè in storia ordinata e logica, nelle sue note cliniche il medico si sforza di dar senso al caos (…) eliminando dalla narrazione tutti gli elementi soggettivi, emotivi o fuorvianti“.
La relazione terapeutica è l’incontro fra due narrazioni e la costruzione di un’unica narrazione a due voci. La medicina narrativa è il percorso che ci aiuta a raggiungere questo obiettivo.
L’Autore sostiene che la teoria e la pratica della medicina narrativa richiedano il superamento del modello biomedico che fonda la medicina moderna a favore di un paradigma più complessivo – il modello biopsicosociale: questo paradigma è fondato sull’assunto che il percorso della malattia sia determinato non soltanto dalle deviazioni dei parametri biologici, ma anche dalla dimensione psicologica e dalla dimensione sociale.
Gli strumenti ed i metodi della medicina narrativa – la cartella parallela, la strutturazione narrativa del colloquio con il paziente, le medical humanities e la loro importanza nella formazione degli operatori sanitari – sono illustrati anche attraverso il ricorso ad alcuni casi tratti dalla letteratura o dall’esperienza dell’Autore, con chiarezza, rigore e ricchezza bibliografica.
In definitiva, secondo Bert, “la medicina narrativa” non è un particolare tipo di intervento clinico; si tratta invece di un atteggiamento mentale non spontaneo ma appreso e acquisito da parte del professionista che si prende cura del malato“.
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