Il dialogo fra il paziente ed il medico

Leggendo Giulio Giorello

di Tommaso Langiano

Giulio Giorello è stato, alla stessa stregua del suo maestro Ludovico Geymonat, il più importante filosofo della scienza italiano. Tra i tanti suoi meriti, ha creato e diretto la collana “Scienza e idee” (Raffaello Cortina editore), prezioso strumento per aggiornare gli italiani sui progressi delle scienze. Giorello si è occupato soprattutto di scienze matematiche e fisiche, ma ha dedicato attenzione anche ai temi bioetici ed alle sfide ed ai rischi delle scienze bio-mediche.

Un suo contributo (“Medicina fra scienza ed ermeneutica”) riflette sulle criticità della medicina e le individua soprattutto nella spersonalizzazione del rapporto di cura e nella progressiva marginalizzazione del dialogo fra il paziente ed il medico.

Le radici del riduzionismo della medicina, secondo Giorello, risalgono alla “rivoluzione meccanicistica” della biologia, che ha avuto luogo a partire dall’Ottocento e prosegue tuttora con il predominio della biologia molecolare e della genetica. Riduzionismo significa che la malattia “non è più uno stato globale del nostro (mal)essere, ma qualcosa precisamente situato (…) È il singolo pezzo che va allora curato (sarei tentato di dire, in modo rozzo ma efficace, rimpiazzato)”.

La specializzazione tecnologica, e quindi concentrarsi sui segmenti dell’organismo, produce la spersonalizzazione del rapporto fra il medico ed il paziente, la crisi del dialogo: il medico rischia di privilegiare il rapporto con il “pezzo” malato, piuttosto che con il paziente ed il dialogo tende ad essere sostituito dal rapporto con le macchine diagnostiche: “Quanto più la medicina appare scientifica e tecnologica – scrive Giorello – tanto maggiore sembra il rischio che diventiamo oggetti di un apparato del tutto impersonale”.

Nel concentrarsi sul “pezzo guasto”, sul pattern biologico alterato, si perde di vista la complessità dell’uomo e si perde il significato originario della terapia: “terapia in origine significa servizio e toccava al medico servire il malato!”

Quindi, Giorello sintetizza la problematicità della medicina attuale in cinque parole: scienza, tecnologia, tecnica, arte, servizio, “etichette per indicare nodi concettuali, che il progresso ha contribuito non a sciogliere, ma a rendere più intricati”.

Il pericolo non è la scienza, ma lo scientismo, non la tecnologia, ma il totalitarismo tecnologico (“il sacrificio di ogni esigenza agli aspetti puramente produttivi”). Giorello cita a tal proposito Hans Georg Gadamer, il quale “ha rivalutato il dialogo fra medico e paziente in cui a fatica, attraverso continui tentativi-ed-errori, emerge il senso della sofferenza di entrambi”.

Recuperare la volontà e la capacità di dialogare fra paziente e medico è la “cura” che Giorello suggerisce per superare i problemi della medicina attuale. Con un’importante precisazione: “nel dialogo (in qualsiasi dialogo, e non solo in quello medico-paziente) non è affatto necessario ci debbano essere valori condivisi (…) Non è nemmeno necessario un linguaggio comune. L’unica cosa che importa, da entrambe le parti, è la volontà di dialogare e una certa diffidenza non solo è umana, ma addirittura raccomandabile perché il dialogo proceda”.

Ciascuno dei due soggetti – il paziente ed il medico – deve avvicinarsi all’altro e comprendere i bisogni ed i problemi dell’altro.

È necessario, conclude Giorello, che il paziente si divida fra un “paziente interiore” ed un “medico interiore di se stesso”. È altrettanto necessario che il medico a sua volta si divida in un “ascoltatore della sofferenza altrui” ed in un “paziente che al proprio interno ha fatto esperienza del proprio dolore”. Queste sono le condizioni perché torni a realizzarsi un vero ed efficace dialogofra il paziente ed il medico: complementarità e reciprocità del rapporto e degli atteggiamenti.

È una sfida molto alta che Giorello ha lanciato con questa positiva provocazione sia ai professionisti della salute, sia ai pazienti: riportare al centro del rapporto di cura il dialogo, praticarlo con convinzione e determinazione, consapevoli che è il fattore determinante del successo terapeutico.

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